BluBar Festival 2018, la classe di Gino Paoli è innegabile

A 83 anni suonati, il cantautore non perde il suo carisma incantando il pubblico di Francavilla nella penultima serata dell'edizione 2018

| di Redazione
| Categoria: Territorio
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A 83 anni suonati, Gino Paoli (foto Giada Di Blasio) non perde il proprio carisma incantando il pubblico del Blubar Festival nella penultima serata dell'edizione 2018 (stasera il gran finale con i Blues Brothers). Nella cornice di piazza Sant'Alfonso, a Francavilla al Mare, ieri il cantautore ligure-friulano ha proposto tutti i suoi più grandi successi, spalleggiato da un trio jazz di grande pregio: Rita Marcotulli al pianoforte, Ares Tavolazzi al contrabbasso e Alfredo Golino alla batteria.

Il live è stato preceduto dalla suggestiva performance di Nada, accompagnata alla chitarra da Andrea Mucciarelli.

Appena salito sul palco, Paoli ha subito intonato "Cosa farò da grande" e "Sassi", per poi passare all'evergreen "Sapore di sale". E ancora "L'ufficio delle cose perdute", "Che cosa c'è" e "In un caffè". L'artista ogni tanto sorseggia un bicchiere di whisky e si accende una sigaretta. Più che in una piazza, sembra di trovarsi in uno di quei club fumosi dove si ascolta buona musica in un'atmosfera confidenziale. Il buon Gino parla di sè e distilla perle di saggezza sulla vita, l'amore ("Le donne non vanno capite, vanno soltanto amate", ammonisce) e l'amicizia. Proprio a quest'ultimo tema dedica alcune cover di suoi amici cari che non ci sono più: "Ritornerai" di Bruno Lauzi, "Vedrai vedrai" di Luigi Tenco e "Il nostro concerto" di Umberto Bindi.

E' la volta di altri successi, tra il passato remoto e quello più recente: "La gatta", "E m'innamorerai" e "Un altro amore", brano portato in gara a Sanremo 2002, l'ultimo Festival a cui Paoli ha partecipato.

"La poesia è una strana signora, imprevedibile", ci ricorda, per poi introdurre la struggente "Albergo a ore" di Herbert Pagani. Il gran finale lascia spazio, immancabilmente, al suo capolavoro: "Il cielo in una stanza". Con eleganza e semplicità Gino Paoli costruisce un recital di quasi un'ora e mezza, pregno di magia e denso di applausi da parte degli spettatori.

Nel bis arrivano "Una lunga storia d'amore" e "Senza fine". Il sipario, idealmente, si chiude. Le emozioni no.

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