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Italia: il primo paese europeo a vietare completamente la pubblicità sul gioco d’azzardo

| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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C’è tutto un vasto gruppo di associazioni di consumatori, enti di prevenzione e cura, praticamente il clero in toto che fuori e dentro i confini dell’Italia guardano al Decreto Dignità, e in particolare all’articolo 9, con la speranza che quello nostrano di blocco della pubblicità del gioco d’azzardo si riveli un esperimento riuscito, un casus belli per muovere finalmente battaglia contro il gambling che negli ultimi anni ha continuato a crescere senza sosta (sia in Italia che in Europa) e contestualmente ha visto aumentare anche i casi di gioco compulsivo.

Guardano alla nostra realtà poiché l’unica in cui vige una legislazione di questo tipo, in inglese si definirebbe un “total ban” della pubblicità e delle sponsorizzazioni del gioco, e non vi è nessun altro paese a essersi dotato dello stesso provvedimento. Giappone, Macao, Singapore e Australia, dispongono di veti simili che applicano soprattutto su specifiche azioni di marketing e segmenti pubblicitari, soluzioni comunque distanti da quella ben più drastica promulgata dall’Italia.

Si avvicina di più la situazione del Belgio che sta per riformare la sua giurisprudenza in questo senso: verrà introdotta una nuova legge che limiterà la pubblicità del gioco online: i casinò game potranno fare pubblicità solo sui loro siti e ricorrere al direct marketing, cioè inviare email personalizzate a singoli clienti con offerte e promozioni. Riguardo le scommesse online non ci sarà più la possibilità di mandare in onda spot durante le manifestazioni sportive, programmi per minori di 18 anni e in ogni caso non prima delle ore 20.00. Esclusi anche bonus e promozioni, sempre aggiornati sui portali dei principali operatori, che potranno presenziare, per l'appunto, esclusivamente sui siti degli allibratori.

Siamo in ogni caso lontani dal modello italiano che impone norme ben più stringenti, di seguito sintetizzate:

  • il divieto di ogni pubblicità o sponsorizzazione per gioco o scommesse. Per la pubblicità, i contratti stipulati entro il 14 luglio 2018 avranno valore sino a un anno dalla stipula e faranno fede alle norme previgenti. Invece, sulle sponsorizzazioni i contratti stipulati entro il 14 luglio 2018 cesseranno in ogni caso la loro validità entro il 1° gennaio 2019;
  • entro il 1° gennaio 2020 il lettore di tessera sanitaria sarà obbligatorio sugli apparecchi di gioco;
  • dotazione, se voluta, del nuovo logo “No slot” per i locali privi di apparecchiature di gioco;
  • preferenza della locuzione “disturbo da gioco d’azzardo” in luogo di “ludopatia”;
  • su gratta e vinci e slot sarà apposta la scritta “nuoce gravemente alla salute”;
  • aumento graduale nei prossimi 5 anni del prelievo erariale unico sugli apparecchi.

Alla conferenza della Iagr, International Association of Gaming Regulators, tenutasi a Copenaghen a settembre, tra i vari panel ve n’era uno dedicato al caso italiano che è stato definito come “uno dei temi di maggiore interesse in questo momento per l’industria globale del gaming”. Interessante sì, ma raccontato in una chiave piuttosto negativa. Non poteva essere altrimenti trattandosi di un tavolo di addetti ai lavori, il ban italiano è infatti stato definito “strumento pericoloso e incoerente”. Durante l’assise il legale Valerie Peano di Egla, European Gambling Lawyers & Advisors ha ripercorso l’iter legislativo antecedente al DL, ovvero il decreto Balduzzi e la legge di Stabilità del 2016. Secondo l’avvocato i limiti erano già presenti ma il legislatore del decreto non ne ha tenuto conto così come ha ignorato la Raccomandazione della Commissione europea del 2014, nella quale si diceva agli Stati membri di considerare bene eventuali veti in quanto la pubblicità è strumento utile a distinguere l’offerta legale da quella illegale.

Questa teoria è portata avanti dagli addetti ai lavori e da tutti i diretti interessati dalla legge, alcune ricerche favoriscono questa visione utilitaristica della reclame, molte altre tendono ad una visione molto più demonizzante. Tutta questa visione che lega gli interessi lobbistici a quelli di un intero settore da 150 mila impiegati finisce, però, per scontrarsi con l’opinione pubblica che in questo momento non solo favorisce l’attuale esecutivo ma di fronte alla promessa di ridurre i numeri del gioco (e quindi dei ludopatici) acclama il decreto.

“Vietare la pubblicità al gioco d’azzardo è un passo storico di grande valore culturale. Sono convinto che non distruggerà il settore del gioco legale e per quanto riguarda gli investimenti pubblicitari semplicemente verranno sostituiti da quelli di altre industrie, come è avvenuto quando è stata vietata la pubblicità al tabacco”. Risponde Di Maio ai suoi detrattori, il futuro ci dirà se questa legge unica al mondo sarà il simbolo di un atto coraggioso e funzionale o una misura drastica e di fatto eccessiva.

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