"Lu Sand'Andonje"

Una tradizione abruzzese che si ripete ogni anno

| di Piero Vittoria
| Categoria: Tradizioni
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Sant'Antonio abate, in particolare in Abruzzo, è un santo molto speciale, al centro di una viva tradizione e devozione popolare.

E' il santo eremita che libera dal demonio, il protettore degli animali domestici, raffigurato con accanto un maiale che ha al collo una campanella.

 Ogni anno si rinnova l’appuntamento in tutta la regione con l’antica tradizione del rito laico e pagano con canti e la rappresentazione della lotta fra il santo ed il demonio, tra il bene ed il male.

Il luogo comune della rappresentazione del Sant’Antonio è costituito dalla sua figura quasi sempre imponente.

Vestito con un saio dall’ampio cappuccio; alla vita si staglia un bel cordone bianco (che spesso l’interprete invita a baciare e che stringe per darsi forza contro il diavolo tentatore); baffi e lunga barba fluente (ottenuta con la canapa o con la lana bianca debitamente e artigianalmente ben filata); un pesante bastone legnoso e nodoso; un crocifisso infilato nel cordone della cintura che viene spesso mostrato al diavolo per scacciarlo; un volto ben stagliato; una voce imponente da baritono; ampi e decisi  i suoi gesti.

I figuranti sono costituiti, oltre che dal Sant’Antonio Abate da:

tanti frati (grandi e piccoli fraticelli, qualcuno anche curvo dal peso degli anni);

- un uomo vestito da signorina che fa la parte del diavolo tentatore e fa il tentativo di indurre in tentazione San Antonio Abate ….mostrando le sue grazie (petto e gambe); 
- due o più angeli nelle loro candide vesti dotate di ali, che proteggono Sant’Antonio Abate;

- il diavolo: la figura che più incute  timore ai bambini che assistono alla rappresentazione; vestito di rosso, con un costume tutto aderente al corpo dotato di  corna sulla testa e una lunga coda (con la quale sfiora chiunque capita a tiro); un volto tinto tutto di nero (era utilizzato il carbone o il sughero bruciato) dal quale si stagliava solo il bianco degli occhi; orecchie colorate di rosso purpureo; una “forca” bianca in legno che batte per terra per fare rumore e con la quale spesso riusciva a far cadere i salumi posti a seccare su un palo nell’ampia cucina in cui si svolgeva la rappresentazione (quanto riusciva a far cadere veniva prontamente nascosto nella bisaccia dei frati); tante catene ai fianchi che agitava per provocare rumori ed incutere terrore; girava intorno a Sant’Antonio e saltava come….un forsennato, gli si avvicinava e gli mostrava la gamba o il petto, lo stesso faceva con gli spettatori; il suo era un canto provocatorio e pieno di ogni tipo di offerta.

- tre frati con la bisaccia (nella quale inserivano i copiosi doni del capo famiglia delle case in cui andavo a “fare la rappresentazione” specialisti nel chiedere ….salami…salsicce ecc.;

- un coro composto da tanti giovani e anziani vestiti elegantemente con cilindro ed abito nero;

- l’uomo piromane (era il primo del lungo corteo che entrava nelle case affollate  per  collocare i suoi aiutanti vicino alla finestra e all’interruttore dell’unica lampadina: a un suo cenno dovevano oscurare tutto l’ambiente) a questo punto accendeva una lunga pipa caricata da polvere pirica e faceva scaturire un grande lampo seguito dal rumore che imitava i touoni,  provocato da uno strano attrezzo: contemporaneamente si riaccendeva la luce, si riaprivano le finestre e, come per incanto, appariva il diavolo tentatore che iniziava il suo canto e la sua opera "tentatrice".

A Chieti la rappresentazione era ed è un po'diversa: i coristi cantavano accompagnati da chitarra, mandolino, fisarmica e/o “du botte”, mentre i figuranti mimavano la rappresentazione delle tentazioni.

Le parole del canto erano le seguenti:

Lu Sant'Andonie
Bona sera bona gente
che durmete allegramente.
ve defende Sant'Andonie
protettore contra lu demonie.
Din don dan aprite a Sant'Antonie.
A stu sante na bona mojie
li parenti j'aveve ufferte,
esse scappe a lu deserte
pe n'ave' le scucciature.
Din don dan aprite a Sant'Antonie.
Sant'Antonie nghe le busse
jeve a cacce de ciammariche,
lu demonie j' dà na vusse
e lu manne 'mmiezze alle urtiche.

Din don dan aprite a Sant'Antonie.
Sant'Antonie 'nnallu piatte
ce magneve li tajuline,
lu demonie uatte uatte
je s'arrobbe la forcine.
Din don dan aprite a Sant'Antonie.
Natru iourne 'nghe li baffe
l'ha 'ngundrate Satanasse,
se li pije e ci l'accatte,
ci lu leghe mbacce a nu sasse.
Din don dan aprite a Sant'Antonie.
Bona notte gente amiche,
lu Signore ve benediche
e v'accresce lu patrimonie
'nghe le grazie di Sant'Antonie.
Din don dan aprite a Sant'Antonie.


La tradizione è da inquadrare nei cosiddetti “Canti della cerca” che erano manifestazioni di antica tradizione contadina.

Nel periodo invernale il contadino dismetteva i panni da lavoro ed indossava i panni della festa per onorare Sant’Antonio, ma lo scopo era quello di andare in giro per le case delle famiglie per raccogliere ogni sorta di alimenti e generi diversi.

Completati tutti i giri (si svolgevano in otto giorni) il ricavato veniva cucinato in una o più cene alle quali partecipavano gli organizzatori, i figuranti e, solo alla prima cena, anche il Prete della Parrocchia a cui i figuranti appartenevano (parte del ricavato veniva donato anche alla Chiesa).

Naturalmente ogni paese (se non anche ogni contrada) aveva una sua tipica rappresentazione ed un suo tipico canto, ma lo scopo era sempre lo stesso: onorare Sant’Antonio Abate in maniera semplice e spontaneo, ottenendone anche qualche piccolo utile.

La giornata del Sant’Antonio aveva un rigido programma:

- al mattino la Messa del’Alba e la seconda Messa;

- dopo la seconda Messa il Parroco provvedeva a recarsi in un ampio piazzale (quasi sempre era quello dove si svolgevano le fiere) per benedire gli animali (tutte le specie domestiche e da lavoro possedute dai contadini). Oggi questa tradizione vede anche la benedizione delle macchine e degli automezzi agricoli.

- In alcuni paesi, si svolgeva la corsa degli asini.

- Dopo la benedizione degli animali iniziava quello che oggi si definirebbe il “tour” della compagnia del Sant’Antonio.

- La prima rappresentazione si svolgeva nella casa del Parroco, la seconda in quella del Sindaco, la terza sulla piazza principale del paese e poi si estendeva nelle diverse strade e contrade.

Piero Vittoria

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